
Il trio Ovadia Fumulari Gazich è un progetto musicale che unisce le creatività di tre nomi della musica e del teatro. È grazie soprattutto a Giovanna Famulari se il trio nasce per poter dare una nuova concezione del teatro canzone. Insieme Ovadia Famulari Gazich realizzano diversi inediti racchiusi nell’album Yiddish Blues.
Dieci brani dove si racconta in musica quel dolore che è da sempre compagno di viaggio delle popolazioni costantemente in viaggio per esilio. Partendo dagli ebrei passando per la Palestina Ovadia Famulari Gazich tratta le storie dolorose con penne delicate capaci di raccontare la libertà di queste popolazioni.
La forza della musica d’autore diventa l’arma più potente per poter aprire gli occhi delle persone sul dolore che purtroppo stanno ancora vivendo quelle persone costrette a non avere una casa e una propria storia.
Com’è nato il trio Ovadia Famulari Gazich?
In principio ci fu Giovanna Famulari, che collaborava artisticamente sia con Ovadia che con Gazich: è stata per anni elemento essenziale sia degli spettacoli teatrali di Moni sia degli album di canzoni e dei concerti di Michele. Giovanna li ha fatti incontrare e Gazich ha subito cominciato a suonare il violino negli spettacoli di Ovadia, ma in breve i tre hanno capito che la loro amicizia umana e artistica doveva portare a qualcosa di totalmente nuovo.
Gli eventi precipitano nel 2025: Gazich pubblica l’album Solo i miracoli hanno un senso stanotte in questa trincea tutto registrato con una sola musicista, Giovanna Famulari. Nasce una nuova idea di suono, una canzone d’autore che dialoga con il retroterra classico dei due.
Famulari e Gazich condividono la loro nuova idea di suono con Ovadia che a sua volta porta la sua immensa conoscenza di canzoni composte da popoli in esilio: dai neri d’America alla tradizione yiddish. Nasce così Yiddish Blues (presentato per la prima volta dal vivo al Folkest Festival 2025), che non è uno spettacolo teatrale, non è teatro canzone, ma è, per la prima volta, “il concerto di Moni Ovadia”. Yiddish Blues è un affondo poetico e musicale nelle culture dell’esilio, nella spiritualità dei popoli senza patria, nel dolore e nella resistenza trasformati in canto.
Moni Ovadia, nato a Plovdiv in Bulgaria e cresciuto a Milano, proviene da una famiglia ebraica sefardita inserita nel contesto culturale yiddish e mitteleuropeo, elemento che segna profondamente tutta la sua opera artistica. Laureato in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano, inizia parallelamente il suo percorso artistico sotto la guida di Roberto Leydi, esordendo come musicista e cantante nel Gruppo dell’Almanacco Popolare.
Negli anni Settanta fonda il Gruppo Folk Internazionale, poi Ensemble Havadià, con cui partecipa a importanti festival folk europei. Polistrumentista (violino, chitarra, tromba), sperimenta un folk-progressivo innovativo per l’epoca, pubblicando diversi album. Collabora anche con gli Stormy Six e dà vita alla cooperativa “l’Orchestra”, prima etichetta indipendente italiana. La sua ricerca si concentra da sempre sulla memoria ebraica dell’Europa orientale, che reinterpreta in chiave musicale, teatrale e civile.
Giovanna Famulari è una musicista poliedrica, diplomata presso il Conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste, violoncellista, pianista, arrangiatrice e produttrice artistica, capace di spaziare con naturalezza dal pop al jazz, dalla world music alla contemporanea, fino al teatro musicale e alle colonne sonore. Con una carriera che unisce rigore classico e apertura alla sperimentazione ha partecipato come violoncellista e arrangiatrice a più novanta dischi (ricordiamo Tosca, Ron, Teresa de Sio, Mimmo Locasciulli, Theo Teardo e Blixa Bargeld, Michele Gazich). Alcuni dei quali in cinquina al Premio Tenco.
Altri album a cui ha partecipato hanno ottenuto la Targa Tenco: ricordiamo quelli di Tosca, Vinicio Capossela, Fabio Cinti. Ha personalmente ricevuto importanti riconoscimenti: Premio Pavoncella d’Oro, Premio AILA 2018, Premio alla carriera Vita Vita festival internazionale con la partecipazione di Michele Gazich.
Attiva in ambito teatrale e televisivo, ha collaborato con la Rai come compositrice e interprete. Parallelamente ai suoi progetti solistici, lavora con artisti italiani e internazionali. Porta così il suono del suo violoncello sui palcoscenici di tutto il mondo, dall’Europa al Medio Oriente, fino al Sud America.
Michele Gazich è musicista, poeta, produttore artistico, compositore, scrittore di canzoni. Opera professionalmente nel mondo della musica dall’inizio degli anni novanta. Viaggia in tour in Italia, Europa e USA. Raccoglie collaborazioni/produzioni con cantautori italiani (tra cui Massimo Priviero e Federico Sirianni), europei e singer-songwriter statunitensi (Michelle Shocked, Mary Gauthier, Eric Andersen e Mark Olson). Ma anche con orchestre; spettacoli teatrali; performances di poeti; colonne sonore cinematografiche; università e conservatori italiani ed esteri.
Ad oggi, ha collaborato a più di cinquanta album e ne ha pubblicati dodici a suo nome. Più volte finalista alla Targa Tenco, ha partecipato alla produzione e ha suonato nell’album Rifles & Rosary Beads di Mary Gauthier, finalista ai Grammy Awards. Ha suonato al Senato Spagnolo, al Kennedy Center di Washington e al Billboard Auditorium di Tokyo. La sua è una dimensione di nomadismo artistico e di ricerca costante, che è diventata esistenziale.
Gazich e Famulari, hanno ricevuto, nel settembre 2025, la Targa “Bigi Barbieri” presso il Festival “Dallo Sciamano allo Showman”.
