
La band Sundog è un punto di incontro musicale tra folk indipendente, indie ed essenzialità drammatica. Un abbraccio di diversi generi musicali che i Sundog portano per creare uno stile musicale innovativo ed originale.
In questa chiacchierata abbiamo parlato dell’importanza del folk, del fare musica nel 2020, del singolo A.I. (Suicidal Tendencies) e di molto altro!
Ciao e benvenuti! Il vostro gruppo nasce dalla comune passione per il folk contaminato da manipolazioni sonore e distorsioni. Credete che attualmente ci sia ancora spazio per questo genere musicale poco noto a livello di mainstream italiano?
Non sono sicuro esista una vera e propria scena per questo genere, ma varie figure che nel più ampio raggio del cantautorato si sono mosse in tal senso. Mi viene in mente il primo Bugo per esempio, che piano piano nel mainstream ci è arrivato; magari piegandosi ad esso, ma partendo dal solito approccio Lo-fi che mi/ci piace tanto.
Quindi uno spazio vero e proprio forse non c’è mai stato, ma passano delle comete ogni tanto.
I vostri primi lavori discografici arrivano nel 2020, un anno assai difficile per il mondo e per la musica. Come siete riusciti a portare avanti la vostra carriera musicale anche in mezzo a mille difficoltà del periodo?
Nel 2020 la dimensione del progetto era ancora la camera da letto/studio di registrazione in cui abitavo, ero solista e mi limitavo a condividere i miei lavori autoprodotti su Bandcamp e SoundCloud.
A dir la verità ho un bel ricordo personale del lockdown. Sfruttai il momento di isolamento passando le giornate a cucinare, comporre e registrare, i miei tre principali interessi. In quel periodo di pausa mondiale ho creato le fondamenta per poter uscire con i primi concerti, ma le difficoltà arrivano a fine pandemia.
Delle possibilità di crescita che esistevano nell’era pre-covid, sono rimaste tante macerie. Trovare date, crearsi un tour e far conoscere la propria musica è diventato ancora più complicato, con locali che chiudono, centri sociali sgomberati e speculazioni varie, col risultato di un generale impoverimento culturale.

Il vostro nuovo singolo è A.I. (Suicidal Tendencies), descrivetelo usando tre aggettivi.
Umano, grigio, cremoso.
La vostra canzone nasce da una tragedia iniziata con una conversione online con ChatBot. Per voi l’intelligenza artificiale porta più vantaggi o svantaggi nella vita dell’umanità?
Da luddista 2.0, direi svantaggi su tutti i piani: ecologico, sociale e etico. Poi, come tutto, avrà anche utilizzi virtuosi, ma ad oggi non riesco a vederne nessuno.
Quali sono i vostri prossimi progetti?
Nel futuro più prossimo ci sarà l’uscita del nostro nuovo EP, prevista per dicembre, di cui A.I. è primo singolo estratto. Da lì vorremmo far partire un tour di promozione il più lungo possibile. Poi ricominciare tutto da capo, ancora e ancora in un loop infinito.
