Intervista ai RottAbabordo

RottAbabordo

La band RottAbabordo vuole portare nel mondo della musica italiana la grinta del rock degli anni Novanta unita alla tradizione cantautorale impegnata. In questo modo i RottAbabordo danno una scossa ad una scena musicale troppo focalizzata sul pop.

In questa chiacchierata abbiamo parlato dei generi musicali che uniscono, dell’essere in mezzo a tante proposte emergenti, del singolo La vita è una giostra e di molto altro!


Ciao e benvenuti! La vostra musica nasce dall’incontro tra la tradizione cantautorale impegnata italiana e il rock anni Novanta. Quest’unione tra diversi generi musicali come arricchisce la scrittura dei vostri brani?

Ciao e grazie per questo spazio. La scelta di provare a unire i due generi è stata la diretta conseguenza delle nostre esperienze e gusti musicali. Io, Federico, ho un background molto legato al cantautorato e, più in generale, al folk. Sia a livello di composizione che, soprattutto, di tematiche trattate.

I miei brani nascono quasi tutti in chiave acustica, voce e chitarra e poi prendono la loro veste rock anni ‘90 quando iniziamo a lavorarci tutti insieme. Una cornice sonora esaltata dal lavoro di mix e master fatto da Marco Natali dello studio Mamadorè, anche lui grande appassionato del genere.

Il vostro gruppo nasce nel 2025 in mezzo a tante proposte musicali. Secondo voi cosa portate di innovativo nella scena musicale italiana?

Sinceramente penso che riuscire a portare qualcosa di innovativo nella musica oggi sia davvero velleitario. Quello di cui la scena musicale attuale è carente, a mio avviso, è il messaggio sociale. Io sono cresciuto ascoltando canzoni che raccontavano fatti, che prendevano posizione e che denunciavano le bassezze dei potenti. Oggi questo accade sempre di meno.

Noi ci proponiamo di mettere in musica un disagio comune che è sempre più radicato nella società in cui viviamo, allo scopo di provare a restituire un’immagine della realtà più fedele e meno patinata rispetto a come tv e social vogliono mostrarcela.

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Ci sono spesso molti pregiudizi sul rock creato in italiano, voi come li affrontate?

È indubbio che l’inglese abbia un sound che si presta meglio al rock. In lingua italiana spesso si deve ricorrere ad uno schema più “geometrico” nella costruzione delle strofe e spesso si rischia di cadere in rime baciate e scontate che possono far suonare le canzoni come filastrocche.

Dobbiamo però ricordarci che il rock italiano, nonostante questa difficoltà attuale, ha avuto il suo momento di splendore a partire dagli anni ‘80-‘90, e, anche se poteva apparire meno “musicale” di quello angloamericano aveva comunque un suo perché, se non altro per la profondità e gli argomenti di alcuni testi.

Il vostro nuovo singolo è La vita è una giostra, descrivetelo usando tre aggettivi.

Disilluso, crudo, fuori moda.

In questa canzone raccontate il modo di andare oltre alle apparenze ascoltando anche le storie di chi è rimasto ai margini. Secondo voi quanto è importante al giorno d’oggi uscire dalla voglia di comparire perfetti sui social e nel mondo reale?

Non è solo importante, è fondamentale. Il plasmare il proprio essere secondo cliché prestabiliti e, spesso, tanto frivoli quanto irraggiungibili, è la “morte” dell’essenza personale di cui ognuno di noi è naturalmente dotato. Il riferirsi a questi modelli funzionali a questa società sempre più marcia e spietata, innesca un meccanismo in cui i le persone si sentono sempre al di sotto dello standard, costantemente giudicate e perennemente in difetto.

Di conseguenza diventano elementi più controllabili e addomesticabili.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Dopo la pubblicazione del singolo La vita è una giostra il 6 novembre uscirà il nostro primo LP che contiene le quattro tracce già pubblicate più cinque brani inediti. L’idea è quella di promuovere il disco attivamente suonando nei locali e facendoci conoscere, obiettivo non semplice vista la progressiva riduzione degli spazi per la musica originale nel nostro Paese.

Nel frattempo, stiamo lavorando a delle nuove canzoni, che proveremo a portare in sala di registrazione durante l’inverno.


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