
La band JodedosS vuole portare nel mondo della musica italiana un punk che spazia dal grunge al post punk tutto in lingua italiana. La musica dei JodedosS riesce a vincere i pregiudizi su questo genere musicale conquistando un gran numero di rotazione nelle radio.
In questa chiacchierata abbiamo parlato dell’uso dell’italiano nel loro punk, dell’impatto avuto sul pubblico straniero, dell’EP Il grillo parlante e di molto altro!
Ciao e benvenuti! Voi portate l’energia della musica punk nel nostro Paese trasportandola nella lingua italiana. In che modo avete deciso di trasformare questo genere musicale tradizionalmente inglese nella nostra lingua?
Da un lato la scarsa conoscenza del sottoscritto della lingua Inglese, ma sicuramente la volontà di scrivere testi che possano dire e trasmettere qualcosa è il motivo principale, e farlo nella madrelingua è sempre la scelta migliore. Poi diciamocelo, l’Inglese è molto cacofonico, mentre trovare gli incastri usando l’Italiano da più soddisfazioni 😉. Poi confesso che l’idea di scrivere anche testi dialettali in ambito punk, mi ha solleticato più volte, ma per ora non ha trovato un là…
La vostra musica ha conquistato sia l’Italia che anche diversi network stranieri. Secondo voi che impatto avete avuto sul pubblico oltre confine con il vostro punk all’italiana?
La più grande soddisfazione, rispetto a questo tema, è stata quella di vedere dei ragazzi sotto il palco, in un club della Svizzera tedesca, che cantavano le nostre canzoni…emozionante direi!!

Il vostro nuovo EP è Il grillo parlante, descrivetelo usando tre aggettivi.
Accessibile, Autentico, Scomodo.
Secondo voi il grillo parlante è un personaggio punk?
Dopo Il mago Merlino, de “La Spada nella Roccia”, e sicuramente prima di Merida di “Brave”, Quindi SI!! 😊
Tra gli inediti di questo EP compare anche la cover della canzone Precipito di Giorgio Canali e Rossofuoco. Come mai avete scelto proprio questo brano da inserire come cover nell’EP?
Inizialmente è semplicemente uscita l’idea di fare una cover di quel brano, che voleva successivamente essere un singolo a se stante, poi in seguito, durante la scrittura del nuovo lavoro, è autonomamente emerso un incastro all’interno del filo conduttore dell’Ep…dopo la rottura dell’acquario, finalmente si precipita…consapevolmente, giù, sempre più giù, per farsi male, ma poi risalire finalmente liberi.
Uno dei brani che mi ha colpito di più è Acquario, com’è nato?
Innanzitutto grazie, fa piacere; Acquario è il risultato di un costante “autolavaggio” del cervello, l’immagine dell’acquario diventa la metafora di una vita confinata, ripetitiva e apparentemente sicura, ma priva di slancio. I riferimenti al criceto, alla rana, al dejà vu e alla “scatola dei non puoi” raccontano di un’anima che si sente intrappolata in schemi prestabiliti, ma quasi contenta o forse rassegnata.
Il tutto parte da un’osservazione di ciò che ci circonda, da quel che vedi andando al bar a bere un caffè, al pub a sorseggiare una birra, i discorsi che si sentono, le esperienze che puoi fare al lavoro, insomma l’osservazione della quotidianità, e la scoperta che i consumatori di caramelle “legali” sono molto più di quel che si possa pensare; Ma soprattutto, che quel che vedi nei contesti che ho appena elencato, non collima mai con la vita esposta a suon di foto “filtrate” sui social media, indice che qualcosa non quadra.
Quali sono i vostri prossimi progetti?
Continuare a suonare, a stretto contatto con il nostro pubblico, nei piccoli club e nei piccoli festival. Stare bene assieme e continuare a divertirci, scrivendo altra nuova musica.
