
La band Flashbangerz è una di quelle potenti risposte a quei pregiudizi convinti che non si possa fare rock internazionale in Italia. Ma nonostante tutto i Flashbangerz non si fanno fermare dai clichè continuando a portare in alto questo genere musicale ribelle e controcorrente.
In questa chiacchierata abbiamo parlato dell’essere delle rockstar alternative, dei feedback ricevuti dopo il debutto, del singolo Intercity e di molto altro!
Ciao e benvenuti! Voi rappresentate una visione italiana del rock alternativo. In che modo voi vi sentite delle rockstar alternative?
In realtà non ci sentiamo delle rockstar alternative. Quello che cerchiamo di fare è soprattutto dare sfogo alla nostra creatività, che sicuramente non ci manca, sperimentando con i suoni e anche con le diverse versioni di noi stessi.
Abbiamo componenti più rock, altre più pop, altre ancora più vicine alle ballad, quindi cerchiamo di costruire le nostre canzoni seguendo soprattutto la voglia di sperimentare e di creare suoni e melodie che abbiano un significato profondo per noi.
Quindi no, non ci sentiamo delle rockstar alternative: cerchiamo semplicemente di dare sfogo alla nostra creatività con i mezzi e, purtroppo, con il tempo che abbiamo a disposizione.
Che riscontro avete avuto con il pubblico italiano dopo il vostro singolo di debutto?
Sicuramente il brano è piaciuto e abbiamo raggiunto degli ascolti che, sinceramente, non ci aspettavamo. Detto questo, essendo un brano in inglese, probabilmente ha avuto un riscontro maggiore all’estero rispetto al mercato italiano. Lo abbiamo visto anche dalle statistiche, che ci hanno mostrato un ascolto molto più internazionale.
Per questo, nel lungo periodo, vorremmo orientarci verso un cantautorato italiano, che probabilmente può funzionare meglio anche dal punto di vista interpretativo. Per il cantante è più semplice e diretto riuscire a esprimersi in italiano e, allo stesso tempo, il nostro obiettivo è cercare di costruire un sound internazionale, ispirato all’alternative rock inglese, ma fuso con la lingua italiana.
Il vostro nuovo singolo è Intercity, descrivetelo usando tre aggettivi.
Stressante, evolutivo e pressante.
In questo brano raccontate il momento della consapevolezza di essere diventati adulti. Secondo voi come si concretizza questo momento?
Secondo noi si concretizza nel momento in cui ti ritrovi completamente perso. Perso nel senso che non riconosci più gli ideali e le convinzioni che avevi quando ti sentivi al sicuro.
La cosa più difficile è che spesso non riesci nemmeno a capire quando sia successo: ti ritrovi improvvisamente in una situazione che non riconosci e non sai spiegarti come ci sei arrivato.
La spensieratezza, come raccontiamo nella canzone, viene progressivamente persa. Si diventa più concreti, più realistici, più schematici. In qualche modo tutto finisce per essere orientato verso quello che viene considerato il modello dell’adulto medio: avere una vita gestibile, stabile, e mettere da parte quegli aspetti più creativi e personali che ci permettono di conoscere davvero noi stessi.
Si perde un po’ anche quella parte di autocritica e di ricerca personale, per avvicinarsi a un modello di adulto che la società considera apprezzabile e definito. Però il brano vuole essere soprattutto uno sprone. Non vuole dire “vorrei tornare indietro”, perché sarebbe troppo facile. Il punto è imparare ad affrontare queste difficoltà cercando di ritrovare quei punti di appoggio che avevamo da piccoli e che, crescendo, in qualche modo sono venuti a mancare.
Anche perché viviamo in una società che, personalmente, considero un po’ sull’orlo del baratro. È evidente che oggi ci siano problemi che da piccoli non vedevamo, o che semplicemente non esistevano nella stessa forma, e che ancora non sappiamo bene come affrontare.

Anche se il nome della canzone richiama il noto termine di un treno, il singolo si dedica al racconto di quella sensazione di smarrimento sul proprio percorso futuro. Voi dove volete andare con il vostro rock?
In realtà non abbiamo ancora un obiettivo comune completamente definito. Stiamo ancora cercando di capire e definire il nostro sound, quello che ci viene meglio e, soprattutto, quello che ci piace fare.
Non abbiamo quindi ancora un’idea chiarissima della direzione finale. Stiamo ancora sperimentando e registrando canzoni, sia in italiano sia in inglese. La creatività sicuramente non ci manca: il problema, semmai, è trovare il tempo per riuscire a trasformarla in qualcosa di concreto.
Quali sono i vostri prossimi progetti?
Il prossimo obiettivo è finire il nostro EP, che dovrebbe essere composto da cinque o sei canzoni. Siamo più o meno a metà e in questo momento siamo in fase di registrazione. Quindi speriamo semplicemente di riuscire a portarlo a termine e, finalmente, farvelo ascoltare.
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