
Il cantante Astrariux è una giovane nuova proposta musicale che vuole portare la musica rock nel panorama musicale italiano. Anche se si sta muovendo da poco tra le canzoni, Astrariux si è fatto conoscere grazie ad aperture di concerti di nomi importanti.
In questa chiacchierata abbiamo parlato degli strumenti musicali che suona, delle sue esperienze live, dell’EP Nebula e di molto altro!
Ciao e benvenuto! Tu hai iniziato a camminare nel mondo della musica suonando il pianoforte passando alla chitarra. Secondo te quale tra questi due strumenti musicali rispecchia al meglio il tuo mondo musicale?
Ciao, innanzitutto è un piacere essere intervistato su questo blog che ho sempre ammirato e seguito. A dir la verità non c’è uno strumento tra i due che mi rispecchia di più, li amo entrambi in egual modo. La cosa ancora più bella è che essendo molto diversi tra loro, sono capaci di trasportarti in mood che possono essere sia totalmente simili che completamente differenti. Quindi tutto varia in base al mio mood o alla mia creatività del momento.
Nel corso degli anni hai potuto aprire i concerti di alcuni big della musica come Fiordaliso e Francesco Gabbani. Che insegnamento ti hanno lasciato queste importanti esperienze live?
Sono state delle esperienze bellissime, che vorrei assolutamente rifare e che non riesco a togliermi dalla testa. Portare la mia musica in mezzo a tutta quella gente e soprattutto potermi rapportare con artisti di un certo calibro mi ha formato tanto, ma la soddisfazione per me più grande è quando la mia musica, i miei sforzi, i miei sentimenti, vengono apprezzati e condivisi dal grande pubblico. E tutto questo è successo in quelle serate, e ciò mi entusiasma e mi fa crescere ancora di più.

Vuoi portare nel mondo della musica un rock che richiama gli anni Settanta. In questo periodo storico credi che il rock abbia ancora spazio nel mondo della musica italiana?
Secondo me il rock non è per niente scomparso, ma come tantissimi altri generi, è in continua evoluzione, con tutti i suoi valori e le sue caratteristiche tipiche che si trasformano man mano. E’ questo che cerco di trasmettere attraverso la mia musica. Un rock che emana freschezza e novità di sound contemporanei ma guardando al passato, anche per questo si percepiscono sonorità rock anni ’70, essendo tra l’altro una delle mie influenze essendoci cresciuto.
Il tuo nuovo EP è Nebula, descrivilo usando tre aggettivi.
Emotivo. Immersivo. Identitario.
In questo lavoro discografico unisci il rock classico alle sonorità contemporanee per raccontare la ricerca della libertà nonostante la paura dell’ignoto. In che modo il rock possa essere una via di fuga?
Beh il rock, le sonorità distorte e tutto ciò che ne concerne sono sempre state le mie vie di fuga preferite. Sicuramente per il loro modo diretto di arrivare, per la facilità con cui una melodia riesca a trasmettere emozioni diverse. In questo EP sono “Nebulizzate” con sound più contemporanei, con metriche più emotive e con strutture più “catchy” in grado, secondo me, di arrivare ancora a più ascoltatori possibili, sia a chi si lascia trascinare da chitarre distorte, sia a chi si lascia incantare da sound più moderni e soavi.
Uno dei brani che mi hanno colpito di più è One Last Time, com’è nato?
One Last Time è nata da un giro di accordi che ho improvvisato un pomeriggio in sala prove. Mi è piaciuto così tanto da cantarci sopra una melodia. Subito dopo è nato il testo, la melodia mi ha ricordato malinconia, ma si percepisce anche una speranza, un qualcosa di piacevole come un ricordo di un momento bello, così ho pensato a una storia di una coppia che vive la sua ultima notte, ricordando i vecchi momenti passati insieme. Entrambi vorrebbero non finisse, ma deve succedere per il bene di essi.
Orchestre e assoli fanno il resto, appena ho ascoltato in studio il risultato finale ho capito che sarebbe dovuto essere il singolo che avrebbe preceduto l’EP, trasmette tanta emotività, e spero la trasmetta a chiunque la ascolti.
Nel tuo EP compaiono due canzoni in italiano. Come mai questa scelta?
Non c’è una scelta precisa, mi piace tanto alternare le due lingue. Sia per cercare di arrivare a più ascoltatori possibili in Italia e all’estero, sia perché ho sempre preferito i sound più internazionali e certe canzoni ritengo suonino migliori stilisticamente cantate in inglese come ad esempio When You Are With Me, Shine o Hurricane.
Mentre pezzi in italiano come Più Delle Stelle o Jasmine riescono a trasmettere di più con i testi in italiano, tanto da scriverli istantaneamente nella mia lingua per la loro capacità di trascinare e arrivare magneticamente al pubblico italiano.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sicuramente portare live il più possibile i pezzi con la mia band, farli conoscere a più gente possibile, ballare e condividere tutto il lavoro con loro. E non c’è soddisfazione per me più grande di questa. Ma al tempo stesso non smetto di scrivere e cercare sempre nuove ispirazioni per nuovi brani. Quindi c’è tanta roba che bolle in pentola, te lo assicuro.
