
Il cantante Trilussa arriva dalla capitale romana nascendo come artista sulla base di ascolti dei grandi cantautori. A questi nomi Trilussa ha anche unito il genere folk che non è ancora molto conosciuto in Italia.
In questa chiacchierata abbiamo parlato delle influenze di Roma, del folk e pop, del singolo L’unico sospettato e di molto altro!
Ciao e benvenuto! Vivi a Roma, una città che vuoi raccontare anche nelle tue canzoni. Nello specifico quale parte della città eterna diventa fondamentale per poter scrivere un brano perfetto?
Più che il centro, ti direi la periferia. È lì che il ragazzo romano cresce e vive le sue prime avventure. Il centro è quasi la ciliegina sulla torta, ma il resto della torta secondo me si crea in periferia. Se devo sceglierne una, ti dico Montesacro. Non è la mia periferia natale, però è il posto dove ho passato gli anni in cui sono cresciuto, quindi sicuramente ha avuto un ruolo importante per me.
Ti sei formato ascoltando i grandi cantautori e con il genere pop/folk. Il folk soprattutto è un genere che non si ascolta molto in Italia, cosa ti porta ad inserirlo nel tuo stile musicale?
Ciò che mi spinge a portare un suono così nasce soprattutto dalla mia passione per la chitarra e per le cose semplici. Fin da bambino mi sono appassionato alle versioni acustiche dei brani, quindi tutto ciò che è acustico mi ha sempre attirato, un po’ come la musica di Bob Dylan, per esempio. Poi c’è anche la mia passione per il country. Portarlo in Italia, però, secondo me è complicato, anche per una questione culturale e territoriale. Se provi a trasformarlo un po’, a renderlo più pop e più vicino alla nostra realtà, secondo me viene fuori naturalmente una componente folk.
Il tuo nuovo singolo è L’unico sospettato, descrivilo usando tre aggettivi.
Nostalgico, bucolico e speranzoso.
La canzone nasce da una storia d’amore fatta di errori dove rimane forte il desiderio di riavere un ritorno della persona amata che ci ha lasciato. Come mai hai voluto raccontare un modo d’amare imperfetto nel mondo che punta sempre ad esaltare la perfezione?
Forse è proprio perché la perfezione in amore non esiste e gli errori fanno sì che noi maturiamo sempre di più, che ci rendono più consapevoli. E poi, in una coppia, le colpe e gli errori non sono mai tutti da una parte. Diciamo che ce li dividiamo, un po’ come dice il testo della canzone: “Ma con te io sbaglio tutto a metà”. È proprio di questo che voglio parlare.

Credi che la speranza di tornare a vivere un sentimento che ormai è spento possa essere un modo per riavere la fiamma dell’amore?
Non lo so, però credo fortemente che la speranza e la fiamma dell’amore viaggino sulla stessa frequenza. E credo che, quando aumenta una, automaticamente aumenti anche l’altra.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sicuramente voglio fare tanta bella musica e non vedo l’ora di suonare live. Mi piacerebbe davvero tanto riuscire a costruire qualcosa di unico, magari un album, però piano piano, tempo al tempo. Prima pensiamo a vivere e a fare nuove esperienze, e poi a raccontarle nelle nuove canzoni.
