
La band I gatti di Ulthar è uno di quei nomi che vuole portare un incontro interessante tra la musica e le atmosfere dark. Prendendo spunto dal mondo letterario di Edgar Allan Poe e dal cinema di David Lynch, I gatti di Ulthar realizzano una nuova onda della darkwave.
In questa chiacchierata abbiamo parlato del nome della band, delle loro influenze di libri e film, del loro disco omonimo e di molto altro!
Ciao e benvenuti! Il vostro progetto musicale dalla voglia di portare in Italia lo stile darkwave in chiave italiana. Una sfida coraggiosa che ha trovato sin da subito un pubblico interessato nel nostro Paese?
Ciao e grazie! L’italiano è una lingua ricca di potenziale espressivo e poetico. Utilizzarla ci ha permesso di raccontare le atmosfere malinconiche a cui siamo legati cogliendone le sfumature più personali. Probabilmente questo è stato uno tra gli aspetti più apprezzati da chi ci ha ascoltato.
Il nome del vostro gruppo richiama il gatto, secondo voi è un animale molto dark?
Il gatto è un animale crepuscolare e misterioso, la sua attività si concentra dove il confine tra la notte e il giorno si perde. Forse è per questo che esercita il suo fascino oscuro e imperscrutabile; inoltre sa dimostrare grande affetto e allo stesso tempo far capire quando non convenga disturbarlo. Sicuramente è un animale dark!
Le vostre canzoni nascono dall’incontro tra la letteratura di E.A.Poe e il cinema di David Lynch. Quali elementi di questi mondi avete preso per creare il vostro stile musicale?
Beh, sicuramente da Poe il fascino gotico e horror. Da Lynch l’aspetto più dark, surreale ma anche umoristico. Sono davvero tante le nostre influenze musicali, letterarie e cinematografiche.

Il vostro primo album è I gatti di Ulthar, descrivetelo usando tre aggettivi.
Ovviamente dark, surreale e lovecraftiano. Però si può dire che è anche un disco variegato e in alcuni momenti anche ballabile!
Questo è un viaggio musicale in cui musica e parole si fondono in quadri surrealisti. In che modo la vostra musica può essere definita surrealista?
Per quanto sia una musica di stampo pop, alla fine non è così accessibile per chi non conosce un minimo il genere. Non è complicata quanto il più sofisticato dei dischi progressive, ma non è nemmeno così facile per un ascoltatore occasionale di musica. Questa questione si riscontra anche nei nostri testi. Abbiamo in qualche modo evocato immagini, attraverso le parole, che non sono troppo immediate.
Prendiamo ad esempio Rising. Per chi conosce il mito di Cthulhu può risultare facile capire di cosa si sta parlando, ma chi non lo conosce potrebbe aver bisogno di una spiegazione.
Stessa cosa per David Lynch, in cui abbiamo voluto scrivere un testo che sia semplice ma non così semplice. Come nei film di Lynch, la prima volta che vedi Mullholand Drive o Twin Peaks sembra tutto complicato e non riesci a seguire bene la storia. Ma poi, magari con una seconda visione ed entrando un po’ nell’ottica dell’artista, diventa tutto più chiaro.
Ecco, nella nostra canzone a lui dedicata, abbiamo provato a ricreare quest’aspetto surrealista, cercando di dare spazio anche alla sua componente umoristica e malinconica.
Una canzone del disco che mi ha colpito molto è Rising (la! La! Cthulhu fhtagn!) ispirata dal suono delle onde del mare. Inoltre unite anche le sonorità progressive degli anni Settanta. Com’è nato questo brano?
È stata la seconda canzone che abbiamo composto. All’inizio era partita da un’idea di Emiliano, il batterista, artefice di quella cadenza così martellante ed oscura a livello ritmico. Damiano ha abbozzato i primi versi “In fondo al mare” e da lì, sempre a Emiliano è venuta l’idea che dovevamo per forza parlare di Cthulhu. Addirittura abbiamo ripreso nel finale due celebri frasi di Lovecraft. La parte centrale invece, quella progressive, è opera di Matteo.
Piccola curiosità: l’ordine dei brani rispecchia quello della loro scrittura. Mentre componevamo pensavamo proprio a come sarebbe venuto fuori l’ascolto generale del disco. Si tratta di album che si apprezza al meglio ascoltandolo per intero.
La vostra musica tocca anche territori lontani come l’esoterismo orientale indiano e giapponese nel brano Mudra. Cosa vi ha spinto a tradurre in musica queste ispirazioni?
Sempre grazie a Lynch. Alla fine della seconda stagione di Twin Peaks, Laura Palmer, all’interno della Loggia Nera, dice a Cooper che si sarebbero visti tra 25 anni e aggiunge un “ma nel frattempo…” e gli fa un mudra con le mani che dovrebbe star a significare che andrà tutto bene.
Documentandoci su questo gesto siamo rimasti affascinati dai mudra orientali. Sono tantissimi e si possono fare con le mani ma anche con varie parti del corpo se non addirittura con tutto il corpo. Volevamo quindi omaggiare questo aspetto dell’esoterismo della cultura orientale in una canzone. Probabilmente è il brano più solare del disco. Un messaggio d’amore per chiunque voglia coglierlo.
Quali sono i vostri prossimi progetti?
Stiamo lavorando per portare il disco live. Sotto questo aspetto siamo una band un po’ atipica, in quanto ci siamo concentrati prima sulla scrittura e poi sulle esibizioni dal vivo.
Ma cosa più importante è che stiamo già lavorando al secondo disco. Ci vorrà ancora un bel po’ di tempo, ma intanto abbiamo iniziato. L’intenzione è quella di non smettere mai di scrivere musica nuova.
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