
Il cantante Froyd si è formato come musicista attraverso le esperienze come busker per farsi conoscere. Nelle canzoni di Froyd la musica blues rock prende una vena ironica con ritmi orecchiabili.
In questa chiacchierata abbiamo parlato del busking, delle sue radici musicali, dell’EP Manifesto e di molto altro!
Ciao e benvenuto! Nella tua carriera hai un passato da busker, nel panorama musicale attuale è ancora presente da parte del pubblico di scoprire la nuova musica grazie a questo contesto?
Secondo me sì. Il busking mi ha permesso di condividere la mia musica con tante persone nuove tra cui alcuni musicisti con cui sono ancora in contatto. Il vero problema di oggi sta nella difficoltà di portare la propria arte in strada a causa delle normative sempre più stringenti dei comuni italiani.
La tua musica nasce dalle radici blues rock, precisamente che elementi hai preso da questi generi musicali per poter creare le tue canzoni?
Fin da bambino rimango stregato ogni volta dalla purezza e dalla magia delle voci e chitarre del blues, è una sensazione viscerale che riesce sempre a trasportarmi altrove e a commuovermi. Queste emozioni cerco di riportarle nella mia musica con la medesima intensità.
Recentemente ti sei esibito all’open mic di Ultrasuoni Festival. In una città come Milano secondo te ci sono ancora persone attente con sete di nuova musica?
A Milano per fortuna esiste ancora qualche realtà che lascia spazio ad artisti emergenti, come Ultrasuoni ed altri open mic/jam session presenti in alcuni locali. Purtroppo però, non è forse la città ideale per fare arte a causa del suo “mindset” caratteristico, detta all’imbruttitese.

Il tuo ultimo EP è Manifesto, descrivilo usando tre aggettivi.
Manifesto è groovy, tagliente e riflessivo.
I brani scelti per questo lavoro discografico sono un manifesto per raccontare cosa?
I brani del mio EP rappresentano il Manifesto di una proposta alternativa alla grande maggioranza della musica piatta presente nella scena mainstream italiana. Non mi reputo un artista rivoluzionario sicuramente, ma il mio obiettivo è far emergere qualcosa di diverso e unico, cercando di creare una scena nuova più genuina ed inclusiva, sia dal punto di vista dei contenuti sia degli stili musicali.
Una canzone del disco che mi ha colpito è Lobotomia, com’è nata?
Lobotomia è nata dal bisogno di denunciare il disagio collettivo vissuto dalla società odierna, resa schiava e “lobotomizzata” da trend vacui e dall’utilizzo sbagliato dei social. Oggi sembra di vivere in una puntata di “Black Mirror” in cui eventi orribili e catastrofici vengono banalizzati e normalizzati dai media. Tutto questo mi spaventa e penso che gli artisti di oggi debbano scriverci canzoni a riguardo per far riflettere le persone.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
A giugno pubblicherò il primo singolo del prossimo EP in uscita in autunno. Sono molto contento e soddisfatto del lavoro svolto insieme a tuutæ musicistæ del mio team e penso che questo disco mi rispecchi ancora di più umanamente e artisticamente. Nel frattempo spero di fare più concerti possibili.
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