
Il cantante Cabrio è uno di quegli artisti che nel corso della propria carriera hanno conquistato diversi importanti traguardi. Tra le esperienze più significative del suo percorso artistico spicca la partecipazione di Cabrio a Sanremo Giovani nel 2014.
In questa chiacchierata abbiamo parlato dei suoi ruoli come cantautore e chitarrista, del fare musica nel 2020, dell’album Fumetti aperti e di molto altro!
Ciao e benvenuto! La tua carriera ha raccolto nel corso degli anni diversi traguardi. Tra questi compare la partecipazione nel 2014 a Sanremo Giovani, cosa ti ha insegnato maggiormente quest’esperienza importante?
Partecipare a Sanremo Giovani nel 2014 è stata un’esperienza importante, che mi ha permesso di confrontarmi con una realtà musicale più ampia e di capire quanto sia fondamentale credere nelle proprie canzoni. Quando porti sul palco qualcosa di tuo, ti esponi anche dal punto di vista personale.
Ho imparato che la musica è fatta di impegno, sacrifici e tanta determinazione, ma soprattutto che ogni esperienza, indipendentemente dal risultato, può lasciarti qualcosa di prezioso per il futuro.
Sei cantautore e chitarrista, secondo te quale tra questi due ruoli ti rappresenta maggiormente?
È una domanda difficile, perché sono due parti di me che convivono e si completano. La chitarra è uno strumento attraverso cui mi esprimo, mentre scrivere canzoni mi permette di raccontare quello che ho dentro e trasformare pensieri ed esperienze in musica. Se proprio dovessi scegliere, direi cantautore, perché è il modo in cui riesco a mettere insieme tutto quello che sono. Ma la chitarra rimane una compagna fondamentale del mio percorso.
Non ti sei mai fermato con la tua musica soprattutto nel 2020 quando pubblichi un EP. Cosa ti ha dato la spinta per vincere tutte le difficoltà del periodo della pandemia?
Credo che proprio nei momenti più difficili la musica possa diventare una specie di ancora di salvezza. Il periodo della pandemia ha cambiato le nostre abitudini e ci ha costretti a fermarci, ma per me continuare a scrivere e a creare significava non perdere il contatto con me stesso.
La musica mi ha aiutato a trasformare l’incertezza in qualcosa di concreto, a restare creativo e a guardare avanti. In fondo, fare musica è anche questo: trovare un modo per andare avanti, persino quando tutto intorno sembra essersi fermato.

Il tuo nuovo album è Fumetti aperti, descrivilo usando tre aggettivi.
Direi personale, immaginifico e imprevedibile. Personale perché dentro ci sono pezzi della mia vita e del mio modo di vedere il mondo; immaginifico perché i fumetti mi hanno permesso di giocare con personaggi, atmosfere e suggestioni; imprevedibile perché è un disco che alterna sensibilità diverse e non ha paura di uscire dagli schemi.
Come mai hai voluto unire i momenti della tua vita al mondo dei fumetti?
I fumetti fanno parte del mio immaginario da sempre e, in particolare, ho una grande passione per Dylan Dog. Mi piace l’idea che una storia possa essere raccontata attraverso immagini, personaggi e situazioni capaci di lasciare spazio all’interpretazione.
A un certo punto ho capito che potevo utilizzare lo stesso meccanismo nelle mie canzoni: raccontare episodi, emozioni e frammenti della mia vita trasformandoli in piccole storie. Fumetti aperti nasce proprio dall’incontro tra realtà e immaginazione, tra quello che vivo e il modo in cui scelgo di raccontarlo.
Il singolo che ha anticipato l’album è Dylan Dog: cosa trovi in comune con il noto personaggio dei fumetti?
Credo che Dylan Dog rappresenti bene il fascino per tutto ciò che è fuori dagli schemi, per le contraddizioni e per le zone meno prevedibili dell’esistenza. Mi piace il suo modo di muoversi in un mondo che non sempre offre risposte semplici.
In qualche modo mi riconosco in questa curiosità e nella voglia di esplorare prospettive diverse, anche attraverso la musica. Naturalmente non sono un indagatore dell’incubo, ma mi piace pensare che, come lui, anch’io cerchi storie interessanti da raccontare.
Mi ha colpito molto il brano Pizza con le patatine, come mai hai voluto dedicare una canzone a questo gusto di pizza molto spesso etichettato come quello più vicino ai bimbi?
Proprio perché è un’immagine semplice, quotidiana e un po’ fuori dagli schemi, mi divertiva l’idea di trasformarla in una canzone. Spesso tendiamo a dare un’etichetta alle cose, e anche a certi gusti, come se fossero più o meno maturi.
Io credo invece che nella musica ci sia spazio per tutto, anche per ciò che può sembrare strano o poco convenzionale. Pizza con le patatine è un brano atipico, che nasce dalla voglia di non prendermi troppo sul serio e di dimostrare che anche un’idea apparentemente leggera può avere una sua identità. E poi, diciamolo, a volte le cose più semplici sono quelle che ci regalano più felicità!
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
In questo momento voglio soprattutto accompagnare Fumetti aperti nel suo percorso, far conoscere le canzoni a più persone possibile e continuare a lavorare sulla mia musica. Ogni disco è un punto di arrivo, ma anche un nuovo punto di partenza: ci sono sempre idee da sviluppare, storie da raccontare e sonorità da esplorare.
Mi piacerebbe portare questi brani dal vivo e incontrare il pubblico, perché il rapporto diretto con chi ascolta dà alle canzoni una vita nuova. E naturalmente continuo a scrivere: difficilmente riesco a stare fermo troppo a lungo!
